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Fai
lo Skipper?... BEATO TE! |
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Molte volte da molta
gente ho sentito dire: beato te....
Penso che innanzi tutto bisogna spiegare il termine skipper: il diporto
italiano (il diporto in Italia è la destinazione d'uso assegnata in
Capitaneria su richiesta del proprietario al momento della registrazione
dell'unità: natante, imbarcazione o nave che sia) ha da molti anni preso
in prestito questo termine che nello yachting e shipping inglese viene
usato per indicare il comandante di un'unità, sia vela che motore. |
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Voglio ricordare che
nel diporto ci sono varie classificazioni che suddividono le unità in
base alle dimensioni: fino a 10 metri natante, dai 10 ai 24 metri
imbarcazione, oltre ai 24 metri nave, e lo skipper è considerato tale
anche se impegnato nella conduzione di un natante di 3 metri ed è perciò
investito di tutti gli oneri e gli onori che ne conseguono. |
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Lo skipper si occupa
ed è responsabile, principalmente della conduzione, e più in generale
della gestione nautica: tutto ciò che quindi riguarda gestione,
organizzazione, manutenzione, sicurezza, dei rapporti con equipaggio,
con autorità marittima, con gli ospiti dell'unità e con l'armatore o la
società armatrice (che non necessariamente è proprietaria: esiste nella
normativa italiana una distinzione fondamentale tra proprietario ed
armatore, a differenza della figura anglosassone "owner"...), e di tutto
ciò possa servire allo svolgimento pratico dell'attività ludica a cui è
destinata l'unità (è importante ricordare che il diporto ha finalità
esclusivamente ludico-ricreative, a parte poche eccezioni...). |
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Lo skipper riveste
grandi responsabilità: egli è responsabile del bene a lui affidato ed è
ancor più responsabile della vita delle persone che si trovano a bordo.
Uno skipper professionista mai si improvvisa, nè si incarica di impegni
che superino le sue effettive capacità, sarà sempre previdente,
anticiperà tutte le evenienze (o quasi tutte) possano presentarsi nel
corso della navigazione o negli altri momenti della sua attività.
Una giusta preparazione ed una lunga esperienza fanno dello skipper un
professionista.
Avere le necessarie esperienze tecniche e di navigazione non significa
tralasciare quell'aspetto fondamentale che viene richiesto alla figura
dello skipper: la capacità di creare e mantenere una atmosfera di
armonia in tutti quei rapporti che obbligatoriamente nascono a bordo,
luogo dove la convivenza facilmente risente dell' ambiente circoscritto.
L'efficienza di un bravo skipper è evidente quando a bordo regna
l'armonia. |
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Nella professione
dello skipper esistono alcuni aspetti romantici ed altri meno.
Gli aspetti romantici riguardano i tramonti, i delfini che danzano sulla
prua, i complimenti ricevuti per le velocità raggiunte sotto vela,
eccetera... quelli meno romantici quando in navigazione il tempo cambia
e rimani da solo a manovrare perchè tutti si sentono male, e ti devi
preoccupare inoltre che nessuno finisca in mare nell'intento di liberare
lo stomaco...
...quando sei in porto e ti fanno i complimenti per la barca non sapendo
la fatica che ti è costata lucidare acciai o spazzolare il teak della
coperta ( soprattutto nei casi in cui non hai un equipaggio che lo
faccia per te), e poi gli ospiti e/o l'armatore imbarcano senza neanche
togliersi le scarpe lasciando impronte ovunque... quando dopo una
faticosissima giornata di manovre, di cucina e di pulizie ti si chiede
di passare la notte in navigazione per trovarsi il giorno dopo in un
altro luogo... ovviamente questo è il peggio che possa capitare allo
skipper, ma fortunatamente non è sempre così. |
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Molto dipende dal
tipo di unità su cui si è imbarcati e soprattutto dal tipo di contratto
che si è stipulato con l'armatore (su questo ci sarebbe molto da dire).
In linea di massima possiamo individuare e descrivere tre categorie di
skipper:
1) Skipper imbarcato con armatore a contratto annuale
2) Skipper con armatore a contratto stagionale
3) Skipper disponibile stagionale per agenzie di charter o armatori che
saltuariamente richiedono prestazioni occasionali. |
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Nel primo caso
abbiamo un impegno costante per tutto l'anno dove viene pattuito un
compenso suddiviso nell'arco dei dodici mesi (questo tipo di rapporto
può essere regolato da varie tipologie di contratto).
Nel periodo che va dalla primavera all'autunno solitamente lo skipper è
impegnato con le navigazioni dei fine settimana e della crociera estiva
(della durata variabile a seconda le esigenze degli armatori); nel
periodo invernale l'unità può semplicemente rimanere ormeggiata in porto
e necessitare sia di un costante controllo di ormeggi che di
manutenzione ordinaria di impianti e quant'altro, o potrebbe aver
bisogno di lavori straordinari in cantiere che ovviamente richiedono la
presenza costante ed un maggiore impegno dello skipper.
L'unità nel periodo invernale potrebbe essere destinata dall'armatore a
partecipare ad uno o più campionati invernali o circuiti di regate nel
Mediterraneo (barche a vela) o più semplicemente navigare anche in
inverno nel Mediterraneo o trasferirsi in paesi caldi dove poi
l'armatore giungerà, o dove verrà impegnata in attività di charter. |
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Nel secondo caso
l'impegno è limitato ad un breve periodo e solitamente viene pattuito un
compenso più elevato. In tutto il periodo l'unità sarà impegnata in
navigazioni durante i fine settimana e per la crociera estiva. Restano
allo skipper i soliti oneri ed onori. |
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Nel terzo caso la
prestazione dello skipper viene richiesta da agenzie che noleggiano le
proprie unità per crociere di brevi o lunghi periodi; anche in questo
caso viene pattuito un compenso forfetario più o meno elevato. Lo
skipper si troverà durante la stagione ad incontrare tante persone con
caratteri ed esigenze differenti, e questo è sicuramente uno dei
migliori modi per farsi le ossa ed accumulare differenti e numerose
esperienze. |
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C'è da ricordare che
in base alle attuali normative per lavorare come skipper su unità
adibite al charter, bisogna richiedere i titoli professionali per il cui rilascio sono necessari specifici
requisiti. Naturalmente è sempre necessario essere in possesso della
patente nautica valida per il tipo di unità, a vela o a motore, che si
dovrà condurre. |
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Le seguitissime
recenti edizioni della Coppa America e gli iper pubblicizzati successi
avuti da skipper italiani su campi di regata a livello internazionale,
hanno aiutato molto lo sviluppo del settore della nautica da diporto in
Italia, ed hanno soprattutto portato alla nascita/crescita di molte
scuole specializzate in corsi finalizzati alla preparazione di esami per
il rilascio della patente nautica.
E' così aumentato il numero delle persone abilitate alla conduzione di
imbarcazioni da diporto, ed è questo un numero destinato ad aumentare,
come è destinato ad aumentare il numero delle imbarcazioni adibite al
noleggio, in un mercato dove l'offerta segue la crescente richiesta... |
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Iniziarsi a questa
particolarissima professione, oltre ad abilitazioni e titoli, ci porta a
seguire un percorso obbligato: frequentare una serie di corsi
specializzati nel trasmettere memoria pratica, corsi da anni
sperimentati e regolarmente attuati.
La scia delle esperienze accumulate in decenni da skipper che tanto
hanno navigato e tanto hanno da insegnare, hanno portato alla nascita di
corsi pratici di navigazione d'altura, come il corso Sud-Ovest che la
società romana Navigare a Vela organizza l'inverno; corsi di sicurezza e
sopravvivenza in mare quali il C.S.S.M. (per informazioni e prenotazioni
Navigare a Vela), dove
gli skipper-allievi si trovano ad affrontare e risolvere varie tipologie
di emergenze e che si concludono con la simulazione di un naufragio:
l'abbandono della nave e l'attesa dei soccorsi; infine corsi di
navigazione in zone estreme come Capo Horn e la Penisola Antartica:
navigare nelle condizioni più dure per imparare a non sottovalutare mai
nessuna situazione.
Tutto ciò richiede notevoli investimenti di tempo e sacrifici,
giustificati dall'obbiettivo da raggiungere. |
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Posso dire che la
figura dello skipper professionista non subisce una concorrenza diretta
da parte dei neo-skipper, forse rimane penalizzato chi è impegnato
esclusivamente durante la stagione estiva.
A parte rare eccezioni possedere la patente nautica non significa essere
skipper; d'altro canto girando per il mondo ho conosciuto marinai e
skipper eccezionali, anche se privi di titoli di abilitazione. |
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Lati negativi:
trovarsi spesso a dover trascorrere periodi di tempo più o meno lunghi
lontani dalla famiglia.
Lati positivi: fare un lavoro a contatto con la natura, e con la
possibilità di coltivare questo grande amore per il mare, fondamentale
per fare questo lavoro.
Un forte amore per
il mare che si trasforma in una professione? ... in famiglia tutti
marinai?
Forse è per questo
che si diventa Skipper...
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